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Il dosaggio del iPTH come indicatore prognostico di ipocalcemia postoperatoria nei pazienti sottoposti a tiroidectomia totale
Panagiotis Paliogiannis, Federico Attene, Carlo Torre, Salvatore Denti, Emilio Trignano, Fabrizio Scognamillo, Mario Trignano
Ann. Ital. Chir., 2011; 82: 111-115
L’ipocalcemia è la complicanza più frequente nei pazienti sottoposti a tiroidectomia totale e può presentarsi in forma transitoria, risolvendosi entro 6 mesi dall’intervento, o in forma permanente 1,2. L’incidenza dell’ipocalcemia transitoria varia in letteratura da 1,6% a 50%3, sebbene generalmente contenuta tra il 10- 30%, mentre quella permanente è più rara (1-2%) 4. In genere, l’ipocalcemia insorge nelle prime 24-72 ore dall’intervento.5 Considerando che il rischio di sanguinamento si esaurisce sostanzialmente nelle prime 24 ore postoperatorie 6, l’ipocalcemia costituisce la principale causa di allungamento dei tempi di degenza al fine di permettere un adeguato monitoraggio del paziente. L’utilizzo di parametri predittivi, clinici o biochimici, per l’individuazione dei soggetti a rischio di ipocalcemia e di quelli dimissibili precocemente ed in sicurezza dopo tiroidectomia è argomento di ampio dibattito in letteratura, in particolare riguardo all’utilizzo a tale scopo del dosaggio ematico del paratormone intatto (iPTH). Questo studio mira a valutare in maniera prospettica l’utilità del iPTH ematico dosato 1 ora dall’intervento di tiroidectomia totale, come indice di predittività di una eventuale ipocalcemia postoperatoria e quindi la sua possibile applicazione nella pratica clinica.
