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Surgical strategy for liver tumors located at the hepato-caval confluence

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Guido Torzilli, Daniele Del Fabbro, Angela Palmisano, Matteo Donadon, Matteo Marconi, Antonino Spinelli, Marco Montorsi
Ann.Ital.Chir 2004; Vol. 77 / 4 – pag. 323-328

Liver tumors involving hepatic vein (HV) at caval confluence have been always considered an indication for major hepatectomy and/or HV reconstruction. However, careful study by means of intraoperative ultrasonography (IOUS) of tumorvein relations and HV anatomy searching for accessory veins, together with color-Doppler IOUS analysis of portal flow, allows more conservative approaches also in these patients. Indeed, in our experience, only 12% of patients, who were operated because of liver tumors in contact or in close adjacency with one or more HVs, underwent removal of at least 3 segments: none of them required HV reconstruction, and no hospital mortality was seen. Therefore, IOUS allows sparing liver parenchyma without tumor recurrence in most patients with tumors involving HV at their caval confluence, avoiding more extended hepatectomies or HV reconstructions. This approach to complex presentations of liver tumors by the use of IOUS-guidance is a further confirmation of the importance of this tool for accomplishing a safe and effective surgical treatment.

Riassunto

I tumori del fegato che coinvolgono le vene sovraepatiche in prossimità della loro confluenza nella vena cava inferiore vengono comunemente ritenuti un’indicazione alla resezione epatica maggiore o, in casi selezionati, alla ricostruzione vascolare. Tuttavia, uno studio accurato con l’ecografia intraoperatoria (EIO) per definire i rapporti tra tumore e vene sovraepatiche e per ricercare eventuali vene accessorie, associato ad un’analisi dei flussi portali con il color-Doppler, permettono di assumere un atteggiamento più conservativo anche in questi pazienti. Infatti, nella nostra esperienza solo il 12% dei pazienti ha ricevuto un’epatectomia maggiore pur in presenza di lesioni epatiche alla confluenza sovraepatico-cavale ed in contatto con una o più vene sovraepatiche: di questi pazienti nessuno è stato sottoposto a ricostruzioni vascolari, e la mortalità peroperatoria è stata nulla. In definitiva, l’EIO permette di effettuare resezioni conservative e senza recidive locali anche in presenza di tumori primitivi o secondari situati alla confluenza sovraepaticocavale, evitando così il ricorso ad epatectomie maggiori o ricostruzioni vascolari. Questa modalità di approccio a tumori di difficile aggressione chirurgica è l’ulteriore conferma della necessità di una guida ecografica in chirurgia epatica perché si possano effettuare interventi sicuri ed efficaci.

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